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Castelli Romani Storia
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I Castelli Romani Ieri ed Oggi
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Albalonga, re Turni, Rea Silvia, Romolo e Remo sono stati Virgilio e la mitologia "ufficiale" di Roma antica a far giungere a milioni di italiani e stranieri il nome della città dei Latini e quello dei mitici personaggi legati alla nascita dell' Urbe.
Il Lavoro degli archeologi ha confermato che Alba Longa è esistita, e che la civiltà dei Latini è stata di notevole livello.
Le fertili colline dei Castelli sono state popolate dall'uomo già dalla lontana Preistoria.
Le esplosioni vulcaniche non avevano ancora smesso di squassare i Colli Albani quando ( da 80 a 50 mila anni fa ) l'uomo di Neanderthal si insediò stabilmente tra gli odierni centri di Castel Gandolfo e Albano, vivendo della caccia al cinghiale, al cervo e all'Elephas antiquus.
Di vera e propria civiltà si può parlare dal VI millennio a.C., quando i primi agricoltori del Neolitico si insediarono presso le odierne Albano, Grottaferrata e Montecompatri. A cavallo tra le Età della Pietra e del Bronzo i villaggi erano diffusi un pò ovunque sui Castelli, incluse le sponde del Lago di Albano.
La civiltà dei Latini è delineata a partire dal IX secolo a.C., e viene oggi divisa dagli storici in tre età: Albana, Romulea e Orientalizzante.
Come tutti i popoli italici sottomessi da Roma ( con l'unica eccezione degli Etruschi ) i Latini hanno suscitato l'interesse degli studiosi solo in tempi recenti.
Sappiamo però che realizzavano eleganti opere d'arte, che erano in contatto con i Greci , gli Etruschi e gli altri popoli del Mediterraneo, che i loro grandi santuari: i templi di Giunone Sospita a Lanuvio, di Giove Laziale su monte Cavo, di Diana nemorense sul lago di Nemi che sono passati con tutta la loro sacralità ai Romani.
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La città di Alba Longa sviluppatasi sui Colli Albani, fu fondata da Ascanio, o Iulo, figlio di Enea, trenta anni dopo la fondazione di Lavinio. Cronologicamente l'avvenimento si collocherebbe intorno alla metà del XII secolo a.C., qualche tempo dopo la distruzione di Troia (avvenuta secondo gli eruditi antichi nel 1184 a.C.).
Da Ascanio sarebbe quindi discesa una dinastia di re albani, di cui conosciamo i nomi solo del re Proca e dei figli Numitore ed Amulio. Il legittimo erede di Proca era Numitore, ma questi fu scacciato dal fratello Amulio che si impadronì del trono. Una profezia predì che Amulio sarebbe stato deposto da un discendente di Numitore. Per questa ragione Amulio costrinse Rea Silvia, unica figlia di Numitore, a diventare vestale, cosa che comportava automaticamente fare voto di castità: in questo modo Numitore non avrebbe più avuto successori legittimi. Secondo la leggenda tuttavia Rea Silvia rimase incinta del dio Marte (Ares) e successivamente partorì i gemelli Romolo e Remo. Amulio ordinò che i gemelli venissero uccisi, ma questi furono invece abbandonati nel fiume Tevere e si salvarono venendo allattati da una lupa. Divenuti grandi e conosciuta la propria origine scacciarono Amulio dal trono, restituendolo al nonno Numitore e da questi ottennero poi il permesso di fondare una nuova città, Roma.
Con il crescere della potenza di Roma, sotto il re Tullo Ostilio (intorno dunque alla metà del VII secolo a.C.), le due città vennero a contrasto e la guerra fu decisa, per idea del re di Alba Longa Mezio Fufezio, da una disfida tra tre fratelli romani, gli Orazi contro tre fratelli di Alba Longa, i Curiazi. In seguito alla vittoria degli Orazi, la città di Albalonga venne distrutta dai Romani.
Studi attuali stanno portanto alla luce alcuni resti di villaggi palafittici datati XIX secolo nella zona del Lago di Albano che potrebbero essere la prova della reale esistenza di questa misteriosa città.
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Enea "Il Ritorno dell'antica Madre"
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Nel 1873 Heinrich Schliemann con un’avventura che entra nella storia, partendo dai versi Omerici che non credeva finzione ma” pura realtà,” ritrova sulle coste dell’Asia Minore, a sud- ovest dello Stretto dei Dardanelli, la città di Troia.
Lo stesso ricercatore per poco non si fregia di un altro sito mitico: il Palazzo di Cnosso a Creta, portato poi alla luce dall’archeologo inglese Sir Artur Evans nei primi del ‘900.
Nella metà dell’800 in una valle lungo il corso del fiume Alfeo è riportata alla luce la città di Olimpia.
Dalle sabbie del deserto Egizio riemergono decine e decine di santuari, città, necropoli, spesso ricchissime, scoperte che ancora oggi lasciano stupefatti.
Intorno al 1700 inoltre iniziano gli scavi anche nell’area del Santuario di Diana nel lago di Nemi, sito peraltro mai abbandonato dalla caduta dell’Impero Romano, come viva era nella memoria popolare la presenza delle misteriose navi nelle acque del lago.
Certamente in quegli anni nelle tante scoperte c’era il sapore della” razzia”, del saccheggio autorizzato, tant’è che i siti rimanevano praticamente spoliati di quasi tutte le opere d’arte e ricchezze, per finire in musei e collezioni private, alimentando un ricchissimo mercato dell’arte tanto da poter considerare i vari Lord, ambasciatori, principi, eserciti, i” tombaroli” di allora.
I semi del Rinascimento, con la riscoperta della cultura Classica, cominciavano a materializzarsi restituendoci le grandi testimonianze del passato che l’avvento del Cristianesimo e il Medioevo avevano condannato all’oblio in una sorta di “Damnatio Memoriae”.
I grandi poemi omerici dell’Iliade e Odissea, i racconti di poeti e autori antichi, le tradizioni popolari,non erano invenzioni ma storie basate su fatti realmente accaduti con luoghi e personaggi puntualmente riscontrati e confermati da ritrovamenti archeologici.
Tutto come nell’Eneide di Virgilio. Enea, un personaggio della fantasia o realmente esistito?
Per secoli lo si è immaginato un vezzo della Famiglia Imperiale di Augusto, la gens Iulia, cui apparteneva anche Giulio Cesare, una sorta di autocelebrazione per vantarsi un’origine mitica e divina. E molti” studiosi”lo credono ancora oggi, e e, incredibile a sentirsi, spesso non sono neanche a conoscenza delle recenti scoperte di cui appresso.
La storia umana purtroppo è disseminata di ideologie e personaggi che ostacolano la conoscenza e il progresso; ma forse proprio questa è la molla che illumina le menti di grandi pensatori, ricercatori, tutti coloro che infine ci possono indicare la strada della verità e sconfiggere la presunzione delle intelligenze negative.
E’ impossibile in questa sede fare una trattazione dell’Eneide, ma un fatto è certo: Enea è esistito ed è una scoperta epocale di portata planetaria. Lo studio degli autori antichi, i riscontri rilevati dall’esplorazione del territorio e il ritrovamento dei siti archeologici circoscritti e di indubbia attribuzione, ci danno un quadro completo delle vicende accadute nell’area di nostro interesse: il Litorale Laziale e i Colli Albani.
Enea, figlio di Venere Afrodite e del mortale Anchise, sposa Creusa figlia di Priamo re di Troia. Fugge dalla città in fiamme assalita dai Greci con l’inganno del cavallo, con il figlio Ascanio, con in spalle il padre e un gruppo di guerrieri e Troiani, ma perde la moglie. Dopo sette anni di lungo e sofferto peregrinare nel Mediterraneo punta diritto verso le coste Laziali nel luogo indicatogli dal fato: la foce del fiume Numicus nella terra dei Latini. Si inisce in matrimonio a Lavinia figlia del re Latino e fonda la città di Lavinium, in onore della sposa, in una località che oggi prende il nome di Pratica di Mare, tra Torvainica e Ostia.
Ascanio detto anche Iulo, figlio di Enea e Creusa,fonda sui Colli Albani Alba Longa, Madre di Roma. A lui la tradizione Romana fa discendere come già detto la gens Iulia(la Famiglia Imperiale di Augusto).
Numerosi storici sostengono sulla base di studi linguistici che esponenti della gens Iiulia famiglia Patrizia originaria di Alba Longa, nel periodo monarchico si fossero insediati a Roma com’era usanza dell’epoca.
A Iulo succede come re di Alba Longa Silvio, figlio di Enea e Lavinia, considerato capostipite dei Re di Roma. Fin qui la storia, che sembra fondersi con la leggenda.
La storia come sappiamo ha una grandissima importanza per il nostro paese perché oltre che essere raccontata può essere soprattutto toccata con mano. E dobbiamo dire che i nostri archeologi hanno fatto proprio un buon lavoro. Seguendo i racconti di poeti e storici hanno ritrovato, com’era da aspettarselo, le tracce di questo passaggio.
E’ stata scoperta l’antica città di Lavinium e, ai suoi piedi, l’Heroon di Enea e le XIV are. Presso la foce del fiume Numicus l’Università di Roma ha individuto nel corso di recenti campagne di scavo il celebre Santuario del Sol Indiges a conferma dello sbarco di Enea in questo luogo e localizza il sacrificio fatto dall’eroe troiano dopo l’approdo. Nelle vicinanze è il ritrovamento di quattro cippi votivi, di cui uno con dedica a Lar Aineias ovvero Aeneas Indiges, che mette in relazione il Santuario di Lavinium con Enea fondatore della città.
Ma c’è ancora dell’altro: il sito di Castrum Inui, insediamento fortificato protetto dal Dio Inuo e sede dell’ Aphrodisium, santuario dedicato a Venere Afrodite, madre di Enea, descritto da autori antichi tra cui Plinio il Vecchio e citato da Virgilio nell’Eneide.
La leggenda vuole che Castrum Inui è fondata da Latino Silvio, figlio di Ascanio e quindi nipote di Enea.........S i trova alla foce del Fiume Incastro(da Inui Castrum) emissario del lago di Nemi che trasportava le sacre acque dello Speculum Dianae nel Mar Tirreno. Quindi risalendo le acque sacre del fiume si giunge ai piedi dei Colli Albani e di lì subito al lago di Nemi, nel Santuario di Diana....”All’Antica Madre”.
Poco in là…….. c’è Alba Longa. Che storia…..!
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Aricia era un'antica cittadina del Lazio pre-romano, che sorgeva pressappoco sul luogo dell'attuale Ariccia, tra Albano e Genzano, sulla Via Appia. Rappresentava, al XVI miglio della Via Appia, la prima mansio o stazione di posta venendo da Roma (e l'ultima in senso opposto) ed era il secondo abitato civile dopo Bovillae.
Si deve al poeta latino Publio Ovidio Nasone la diffusione della leggenda secondo cui Aricia sarebbe stata fondata da Ippolito, figlio del mitico re di Atene Teseo, accolto dalla dea Diana nel suo bosco sacro tradizionalmente identificato sui Colli Albani attorno all'attuale lago di Nemi: la città avrebbe preso il nome dalla moglie di Ippolito. Un erudito del Seicento, Filippo Cluverio, fece risalire la fondazione della città fino al 2752 a.C. basandosi sulla cronologia del mito; oggi si tende a collocare la prima urbanizzazione del sito di Aricia intorno al X o IX secolo a.C.
Il periodo di massima importanza della città fu quello tra la fine dell'età regia di Roma (509 a.C.) e la battaglia del lago Regillo (499 o 496 a.C.): è probabile che venisse insediato in questi anni nel territorio di Aricia il celebre santuario di Diana Aricina. Nel 504 a.C. la città si oppose ad un assedio da parte degli Etruschi guidati da Porsenna, che furono sconfitti con l'aiuto di Cuma nella battaglia di Aricia.
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L'origine leggendaria di Tusculum è fatta risalire secondo la tradizione a Telegono, figlio di Ulisse o al re latino Latino Silvio, nipote del Silvio figlio di Enea e fondatore, per Tito Livio, anche della maggior parte delle località antiche del Latium. Il geografo tedesco naturalizzato italiano Filippo Cluverio rifiuta queste suggestive leggende ed afferma che la città venne fondata dai Latini circa trecento anni prima della guerra di Troia.
Nel territorio tuscolano sono stati rinvenuti reperti piuttosto antichi, che portano la datazione dei primi insediamenti umani all'età del rame. L'abitato vero e proprio, situato sulla sommità della dorsale vulcanica del Tuscolo, sorse attorno all'età del ferro.
Quando nel 509 a.C. a Roma venne rovesciato Tarquinio il Superbo e venne proclamata la Repubblica romana, l'ultimo re di Roma chiese aiuto militare al genero Ottavio Mamilio, tuscolano la cui famiglia, la gens Mamilla vantava una discendenza diretta da Telegono. Ottavio Mamilio armò un esercito della Lega Latina e mosse incontro ai Romani affrontandoli nella battaglia del Lago Regillo (il cui sito è collocabile tra le attuali Frascati e Colonna) nel 499 o nel 496 a.C. La leggenda vuole che i Diòscuri scesero in aiuto ai Romani, ma quel che è certo è che i Latini furono sconfitti pur essendo in superiorità numerica ed Ottavio Mamilio ucciso. Allora i due popoli siglarono un accordo di parità assoluta, il foedus Cassianum, databile al 496 o al 493 a.C.
Nel 460 a.C. i sabini comandati da Appio Erdonio occuparono il Campidoglio. Soltanto Tuscolo, tra le città latine accorse con le sue truppe, comandate dal dittatore Lucio Mamilio, in aiuto dei Romani ed insieme alle forze del console Publio Valerio Volusi Publicola figlio di Publio Valerio Publicola, liberarono Roma. Roma fu riconoscente ai tuscolani per l'aiuto ricevuto e conferì a Lucio Mamilio la cittadinanza romana anche perché, come scrisse Tito Livio, solo da essi ricevette aiuto "... solum auxilium Tusculanis venit". Da quell'anno la città divenne una fedele alleata di Roma che aiutò in molte occasioni contro i suoi nemici.
Nel 459 a.C. gli Equi attaccarono Tuscolo e ne conquistarono la rocca. La riconoscenza dei romani per il determinate aiuto dato dai Tuscolani nella appena conclusa guerra servile fece muovere Roma in aiuto della città attaccata. La rocca fu riconquistata con le truppe di Lucio Quinzio Cincinnato che sconfisse gli Equi nellabattaglia del monte Algido.
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Il Mistero delle navi Romane di Nemi
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Quello delle navi del lago di Nemi è stato un caso archeologico clamoroso, oggi del tutto dimenticato. In tutte le enciclopedie leggiamo che furono fatte costruire da Caligola, affondate e poi recuperate abbassando il livello del lago. Furono distrutte durante l’ultima guerra, a causa di un incendio provocato dalle truppe tedesche. Nei pressi si trovano ruderi del Tempio di Diana Nemorense. Per recuperare le navi, Benito Mussolini, negli Anni Trenta, organizzò un’operazione lunga e complessa durata quattro anni e che coinvolse la Regia Marina. Lo scopo del Duce era quello di dimostrare la forza del Regime fascista nel recuperare le “Navi dei Giganti” com’erano allora chiamate. Già nel 1446, il Cardinale Prospero Colonna aveva incaricato l’architetto Leon Battista Alberti di fare delle ricerche sul fondale del lago e furono allora recuperati solo pochi resti.
Fino all’ottocento ci furono vari tentativi di studiare queste navi e recuperarle ma tutti gli sforzi furono vani. Nel 1923 Benito Mussolini, che amava proclamare la gloria di Roma Antica, capì al volo l’importanza propagandistica del recupero delle due enormi navi che erano state attribuite a Caligola. Per fare ciò il Duce decise di prosciugare il lago di Nemi. E così fu fatto. Grande meraviglia, la prima nave emersa in superficie era lunga più di ottanta metri. Queste navi inspiegabilmente bruciarono il 31 maggio del 1944 poco prima che gli americani arrivassero a prenderne possesso. Fu allora un’operazione colossale ma lo scenario nel quale vanno collocate le Navi dei Giganti sarebbe ben diverso da quello romanico imposto da Mussolini. Alcuni studiosi si sono infatti accorti che in alcune mappe compilate tra il 1200 e il 1500 sono presenti alcune caratteristiche geografiche di migliaia di anni prima: per esempio la nota Carta Veneziana del 1474 o il Portolano di Dulcert, carta “impossibile” ricopiata da Dulcert probabilmente da un’altra precedente vecchia di diversi millenni e tracciata da una civiltà perduta nelle nebbie del passato. Qui la linea costiera del Basso Lazio, tra Roma e Napoli è diversa da quella di oggi, con il Mar Tirreno che penetra nel territorio laziale formando un grande golfo. Una civiltà umana sarebbe esistita tra il 38000 e il 26000 prima di Cristo, Caligola venne tirato in ballo perché nelle Vite dei dodici Cesari si dilettava nel costruire navi liburniche e a bordo di queste navi l’imperatore costeggiava la Campania tra musiche e danze. Caligola divenne imperatore nel 37 dopo Cristo e venne assassinato nel 41. Quindi le navi avrebbero dovuto essere progettate e costruite durante i tre anni del breve regno. Inoltre, la tecnologia presente sulle due imbarcazioni è più avanzata di quanto ci si aspetterebbe. Si trattava di scafi potenti e veloci, qualcuno ipotizza forse idromagnetici, che sfrecciavano lungo le coste di quel grande golfo preistorico che caratterizzava il Basso Lazio nel pieno dell’Era Glaciale, circa 30000 anni fa. Non solo, ma nel lago di Nemi ci sono diversi altri enigmi archeologici ancora insoluti come quello di un condotto di 1635 metri scavato nella roccia basaltica non si sa come ne’da chi. Secondo il parere di specialisti in materia, la realizzazione di una simile opera nel 4° secolo avanti Cristo doveva essere un’impresa pari alla costruzione del traforo del Monte Bianco. Questa struttura non è citata da nessuna fonte o da illustri come Stradone. Ci sono in fondo al lago cunicoli enigmatici, gallerie e camere sotterranee. Chi e’ stato l’artefice di tutto ciò? Non certamente Caligola. Ancora oggi rimane un mistero insoluto.
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Diana la Dea della Caccia
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Diana è una dea italica, latina e romana, signora delle selve, protettrice degli animali selvatici, custode delle fonti e dei torrenti, protettrice delle donne, cui assicurava parti non dolorosi, e dispensatrice della sovranità. Più tardi fu assimilata alla dea greca Artemide assumendone il carattere di dea della caccia e l'accostamento alla Luna.
Secondo la leggenda, Diana - giovane vergine abile nella caccia, irascibile quanto vendicativa - era amante della solitudine e nemica dei banchetti; era solita aggirarsi in luoghi isolati. In nome di Amore aveva fatto voto di castità e per questo motivo si mostrava affabile, se non addirittura protettiva, solo verso chi - come Ippolito e le ninfe che promettevano di mantenere la verginità - si affidava a lei.
Il principale luogo di culto di Diana si trovava presso il piccolo lago laziale di Nemi, sui colli Albani, e il bosco che lo circondava era detto nemus aricinum per la vicinanza con la città di Ariccia. Il santuario di Ariccia potrebbe essere stato il nuovo santuario federale dei latini dopo la caduta di Alba Longa.
In seguito Servio Tullio fonda il nuovo tempio di Diana sull'Aventino e lì sposta il centro del culto federale con il consenso dell'aristocrazia latina.
Diana corrisponde alla dea Artemide della mitologia greca, anche se la somiglianza tra le due è molto superficiale. Il suo carattere di protettrice della partorienti è molto più accentuato.
Fin dal XV secolo a.C. a Cretaveniva venerata una dea protettrice dei boschi e delle montagne; ugualmente, a Efeso.
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I Castelli Romani sono una delle zone turistiche più frequentate della provincia di Roma. Fin dal Duecento, i monaci cistercensi dell'abbazia di Sant'Anastasio alle Tre Fontane in Roma, a causa dell'insalubre ambiente malarico presente presso il loro convento, avevano come luogo di villeggiatura il convento di Santa Maria ad Nives di Palazzolo, in comune di Rocca di Papa, e papa Alessandro IV concesse loro la residenza estiva presso il castello di Nemi. Le celebri Ville Tuscolane che sorgono nei comuni di Frascati, Grottaferrata e Monte Porzio Catone, e la villa pontificia di Castel Gandolfo, sono la prova più conosciuta e lampante della predilezione che Papi e facoltosi nobili romani avevano per il clima castellano. Tuttavia, tutti i Colli Albani sono disseminati di ville e tenute, dalle molte residenze che la famiglia Colonna si fece erigere tra Cinquecento e Seicento nei propri feudi di Marino e Rocca di Papa -Villa Colonna di Belpoggio, Villa Colonna di Bevilacqua, Giardini Colonna, Barco Colonna, Villa della Sirena, Villa del Cardinale- ai monumentali Palazzo Chigi di Ariccia e Palazzo Sforza-Cesarini di Genzano di Roma. Ad Albano Laziale, presso Palazzo Savelli, nel corso del Settecento villeggiarono Giacomo Francesco Edoardo Stuart, pretendente al regno d'Inghilterra e di Scozia con la consorte Maria Clementina Sobieska, Enrico Benedetto Stuart, cardinale vescovo della sede suburbicaria di Frascati, Giulia Santacroce Falconieri e l'abate e storico Giovanni Antonio Ricci.
Nell'Ottocento e nel Novecento, si moltiplicarono i villini di villeggiatura per molti borghesi facoltosi, soprattutto nel'area tra Albano, Ariccia e Genzano lungo la via Appia Nuova, e tra Marino, Grottaferrata, Rocca di Papa e Frascati.
Il turismo moderno, più che alla bontà dell'aria, è orientato alla bellezza dei luoghi e all'offerta di intrattenimento: ad Ariccia, ad esempio, riscuotono grande successo le fraschette, divenute un simbolo del paese e motivo di notorietà nazionale. La Sagra dell'Uva di Marino e l'Infiorata di Genzano, o altri eventi più recenti come la Sagra dell'Uva Italia di Colonna e la Festa dell'Uva di Velletri, le Notti bianche di Albano Laziale, Grottaferrata e Frascati, i tanti eventi dei centri più periferici come Monte Porzio Catone -Orchidee in centrO-, Monte Compatri -Sfida dei Borghi-, Rocca Priora -Sagra della Polenta-, Lariano - Sagra del Pane -, Nemi -Sagra delle Fragole- e Lanuvio - Festa della Musica-, attirano sempre più visitatori da Roma ai Castelli Romani.
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Curiosità: La strada incantata
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La definizione popolare salita in discesa indica un'
I luoghi ove si verifica il fenomeno sono, ovviamente, in pendenza. Se si pone sulla strada un oggetto (una palla, dell'acqua, un'automobile senza marcia inserita, ecc.) questo inizierebbe a muoversi nella direzione di quella che appare essere la salita, ovvero verso l'alto.
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